martedì 9 marzo 2010

RAGAZZE - NELLE LANDE SCOPERCHIATE DEL FUORI



“Il mondo sarebbe diverso e direi anche migliore se le donne avessero potuto dire la loro. Perché le donne, a differenza degli uomini, sono abituate a guardare fuori di sé, a non essere concentrate solo su se stesse. Perché la differenza è che noi donne vogliamo il potere. Non per noi. Ma per tutti”.

Ieri sera sono andata con altre 4 amiche (il solito gruppo delle letture), a vedere lo spettacolo di Lella Costa al Creberg di Bergamo. Eravamo riuscite a prenotare per tempo, il mese scorso, ed io non vedevo l'ora che arrivasse la data giusta.
Bellissimo e lei bravissima! VE LO CONSIGLIO VIVAMENTE.
Scenografia minima ma arricchita dalla multimedialità fatta da un telo rotondo semitrasparente posto su di un piano inclinato sul quale venivano proiettate immagini fisse e in movimento con un videoproiettore. Il suo abito di scena è di Antonio Marras (che io adoro).

Lo spettacolo parte dalla versione  tradizionale del mito di Euridice (nata dea e costretta a morire due volte), che si chiude con l’incomprensibile gesto di Orfeo che voltandosi per vedere Euridice fa la sola cosa che gli era stata proibita e costringe la propria sposa a tornare nel mondo degli Inferi; e segue l’evoluzione e la rilettura novecentesca del mito stesso, fino a "L'altra Euridice" di Italo Calvino, che vede la protagonista “come una che sfugge alla rassicurante protezione degli uomini, la viaggiatrice che va verso l'ignoto. Il suo andare, incerto ma inesorabile, il suo mettersi in gioco e volere capire, è quello di tutte le donne”. Ogni tanto spunta qui e là qualche richiamo a canzoni, dato che Orfeo è un "cantante".

Nel suo monologo Lella Costa analizza con il suo  stile (brillante, ironico, capace di passare dalla comicità al dramma senza apparenti discontinuità) il significato di essere donna: la fatica, il coraggio, la necessità di prevalere per essere almeno pari in un mondo che, perdendo la tradizione originale (“Le prime divinità, trentamila anni fa, erano dee, la maternità era divina. Ma i maschi sono stati più bravi, ci hanno convinte che è un handicap...”) oggi è dominato dagli uomini.
Uno spettacolo per riflettere, per porsi domande ma anche per ridere fino alle lacrime in alcuni momenti.
Nonostante, vista la ricorrenza di ieri, il teatro fosse popolato maggiormente da "fanciulle", vi era una buona rappresentanza anche del genere maschile che, visti gli applausi, devono ver accusato bene "il colpo" e magari, pure apprezzato...condiviso.. mah non saprei...


Mi piace seguire alcuni fili di narrazione, che spesso coincidono con degli autori - Shakespeare, Eliot, Calvino. E se Alice finiva con una premonizione inconsapevole (“se c’é un tempo per dormire e uno per morire-forse c’é anche un tempo infinito per sognare”), Amleto cominciava con una sorta di parafrasi dello stesso celeberrimo verso (“Esplodere o implodere, questo é il problema”). Calvino, appunto. E ancora da Calvino, attraverso la citazione appassionata che me ne ha regalato un’amica pittrice, ha cominciato a prender forma questo nuovo spettacolo: da quella sua Euridice “altra”, che sotto lo sguardo protettivo e vagamente ottuso di un uomo assai potente - un dio, nientemeno - che proprio non se ne fa una ragione, si ostina a voler abbandonare la sicurezza di una casa per avventurarsi nelle “le lande desolate del fuori”. Folgorante a confermare (vedi Traviata) come lo sguardo maschile, quando é “buono”, a volte sappia leggerci addirittura meglio di noi stesse.
E’ questo che vorrei provare a raccontare-questo andare, incerto ma inesorabile, questo voler esplorare e partire e mettersi in gioco e capire, questo continuo sfidare e chiedere conto e pretendere rigore e rispetto e coerenza ( “il talento delle donne sperdutamente amate/l’innocenza con cui puniscono per le cose mai avverate”: anche Fossati é un buon compagno di strada...); la fatica e la leggerezza, il dolore, lo sgomento, la rabbia, i desideri, “l’arme e gli amori”-cortesie pochine, temo; la testardaggine, l’autoironia, il magonismo terminale, la sorellanza che forse é perfino più inquieta della fratellanza; la violenza, ahimé, inevitabilmente; e l’inviolabilità, anche, possibilmente. Euridice e le altre, nei secoli protagoniste o (e?) testimoni di uxoricidi impuniti e vessazioni quotidiane, di espropriazioni subdole e continue, di gesti eroici e delitti inauditi, e di quel costante, incoercibile, formidabile accanimento terapeutico nei confronti del futuro. Euridice e le altre, sicuramente non tutte ma molte - le “ragazze senza pari” che abitano, e animano, la nostra vita e la nostra memoria. E che, compatibilmente con il mondo, riescono ad essere straordinariamente creative, e irresistibilmente simpatiche.
Non riesco a dirvi altro, per ora - scrivo queste righe molti mesi prima di cominciare a lavorare concretamente allo spettacolo, con i miei complici abituali. A tuttoggi non sono neanche tanto sicura del titolo- “Ragazze”, magari? o é meglio “Euridice e le altre”? e perché non proprio “Le lande desolate del fuori”? Sarei tentata di indire una consultazione elettorale, ma qualcosa mi trattiene, chissà come mai. Ho idea che mi limiterò a chiedere il parere delle donne che incontro: se l’ha capito perfino Ligabue, dev’essere proprio vero. Le donne lo sanno. Che bello ascoltarle.
Lella Costa

6 commenti:

Nicoletta/Pimpinella ha detto...

Mi piace moltissimo Lella Costa e allo stesso modo la stimo per cervello e personalità.
Deve essere stato piacevolissimo lo spettacolo, grazie del post ciao Nik.

ALCHEMILLA ha detto...

Che bello sei andata! Avrei voluto tantissimo andare anche io...ma non volevo andarci sola né obbligare qualcuno a venire con me...Sono felice di questa tua recensione.

palmy ha detto...

Quando l'altro pomeriggio mia figlia mi ha chiesto: "come mai nella storia non ci sono musiciste e pittrici donne, mamma?"... mi sono rattristata un po' perché ho ricordato le mie identiche domande di quando ero piccola anch'io... c'è ancora molto da fare, vero?

Emanuela ha detto...

Anche io apprezzo molto Lella Costa, soprattutto per la sua intelligenza e personalità, oltre che per la bravissima artista che è.
Penso anche io che la strada per le donne sia ancora lunga, questa famosa parità ... è ancora molto distante.
Serena giornata.

Cicabuma ha detto...

Ciao Stefy,
ti ho aggiunta all'elenco degli Amici. Spero ti faccia piacere!
Un abbraccio
Francesca

Stefi ha detto...

Ma certo Francesca, ne sono onorata :)
un abbraccio
StefiB

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